Gavi (AL) – Chiostro del Convento dei Frati Cappuccini
Trio Bedrich
Declustering, per archi e pianoforte, si sviluppa a partire da agglomerati di note adiacenti, esplorando il rapporto tra la loro simultaneità e la loro distribuzione nel tempo. Il riferimento è costituito dai dodici semitoni dell’ottava, suddivisi in gruppi di suoni vicini, separati da intervalli non superiori al tono. Questi raggruppamenti vengono presentati sia verticalmente, sotto forma di cluster, sia orizzontalmente, attraverso quattro cellule melodiche che combinano in modo diverso toni e semitoni ascendenti e discendenti. Insieme a un cluster ripetuto, i quattro segmenti ricoprono l’intera ottava, definendo il materiale da cui prende forma la composizione.
La scrittura mette in relazione le differenti possibilità dei due tipi di strumenti. Alla tastiera del pianoforte, dove il semitono costituisce la minima distanza disponibile tra due note, si affianca la flessibilità degli archi, capaci di esplorare anche lo spazio sonoro compreso tra un suono e l’altro. Gli archi sviluppano prevalentemente i frammenti in senso orizzontale, mentre il pianoforte scandisce raggruppamenti verticali progressivamente più ampi. Trattato come uno strumento a percussione intonata, il pianoforte mantiene una funzione soprattutto ritmica, rinunciando al lirismo in favore dell’attacco, della densità e dell’energia dei cluster.
Nel punto culminante del brano, gli archi tacciono e il pianoforte dà luogo a un’esecuzione sfrenata di cluster le cui note sono scelte liberamente entro zone prestabilite della tastiera. Segue una sezione nella quale gli agglomerati si alternano tra il registro più grave e quello più acuto, mentre gli archi riprendono il materiale melodico attraverso glissandi, attraversando distanze inferiori al semitono. Il ritorno graduale alla sezione iniziale avviene in una diversa condizione di risonanza: il pedale del pianoforte rimane costantemente abbassato, lasciando che i suoni si accumulino e si sovrappongano fino a evocare un unico, grande cluster continuo.
Anche gli archi contribuiscono a questa ricerca di densità e di attrito sonoro. All’inizio e alla fine del brano, rapide oscillazioni di semitono, sovrapposte a distanza di tono, producono un brusio dissonante; i trilli eseguiti senza arco, in posizioni fisse o muovendosi lungo la tastiera, introducono invece una componente quasi percussiva. Il titolo, Declustering, può così suggerire il movimento tra aggregazione e disgregazione del materiale: le note si raccolgono in masse compatte, si dispiegano in frammenti e tornano a sovrapporsi, in un continuo scambio tra ritmo, intervallo e risonanza.
