Francavilla (AL), Salone Saoms
* Prima Assoluta
Giacomo Heita Ferracci, violino
Giuseppe De Nitto, fisarmonica
Il termine chorea deriva dal greco e rimanda originariamente all’idea di danza, di movimento collettivo e coordinato di un gruppo di persone. In ambito medico, tuttavia, questa parola ha assunto nel tempo un significato differente, venendo utilizzata per descrivere una particolare tipologia di disturbo neurologico caratterizzato da movimenti involontari, rapidi e irregolari, spesso bruschi e scattanti, che sfuggono al controllo della volontà. Tali manifestazioni motorie sono frequentemente associate a patologie neurodegenerative e contribuiscono a delineare un quadro di instabilità e perdita progressiva di equilibrio e controllo.
Il brano sembra riflettere entrambe queste accezioni del termine. Da un lato, esso si presenta come una libera interazione tra due solisti, impegnati in un dialogo continuo e dinamico, costruito a partire da un materiale armonico e melodico essenziale, quasi elementare. Questo materiale iniziale viene progressivamente rielaborato, trasformato e arricchito attraverso un processo costante di sviluppo e metamorfosi, che mette in luce la vitalità e la tensione interna del discorso musicale. Dall’altro lato, l’opera delinea un chiaro arco formale, che conduce l’ascoltatore da una condizione di relativa stasi e stabilità iniziale verso una situazione di crescente instabilità, in cui la dimensione ritmica si fa sempre più irregolare, frammentata e agitata. In questo percorso, la musica sembra evocare proprio quell’idea di movimento incontrollato e di perdita di equilibrio che il termine chorea suggerisce nel suo significato clinico, traducendola in una forma espressiva sonora e strutturale.
